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In questa sezione troverai video, articoli, curiosità ed informazioni di natura medica, in particolare relativi agli aspetti di nutrizione dietologia ed educazione alimentare, selezionati dalla Dott.ssa Valentina Ventura.
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L’Alimentazione Naturale Per La Salute e La Bellezza Della Donna
Dimagrire Velocemente
Nutrizione e Oncologia
Microbiologia Intestinale, ObesitÀ, e Nash
La Dieta Come Modulatore Del Microbiota Intestinale: L'Effetto Della Globalizzazione
Dieta, Microbiota e Sistema Immunitario Nello Sviluppo Neoplastico
Alimentazione e Patologia Retinica
Ruolo Dell’Alimentazione Nella Prevenzione Dell’Ictus
Alimentazione e Sport: Quale Ruolo Per Gli Integratori?
Disturbi Del Comportamento Alimentare Ed ObesitÀ Infantile
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Prendersi cura di se stessi è un modo per volersi bene. Ci sono tanti modi per farlo e molto spesso sono tra loro complementari. Una sana alimentazione e una adeguata idratazione costituiscono la base dei presidi per mantenere bellezza e giovinezza.
Negli alimenti presenti in natura esistono tutti i principi attivi di cui abbiamo bisogno per mantenere il nostro corpo in salute ed in perfetta forma fisica. Nascosti negli alimenti troviamo infatti specifici oligoelementi, che contrastano l’invecchiamento precoce della pelle e i polifenoli, sostanze ad alto potere antiossidante, con effetti positivi contro malattie legate all’invecchiamento e alla genesi tumorale.
Fondamentale è imparare a conoscere quali alimenti ne sono più ricchi e come prepararli, cucinarli, condirli e abbinarli. Questi elementi sono infatti diversi tra loro e necessitano di una preparazione specifica per ottimizzarne gli effetti.
Non tutti sanno ad esempio che la vitamina A viene degradata maggiormente con il taglio dei vari alimenti che la contengono piuttosto che con la cottura o che per assorbirla occorre che essa sia veicolata da una piccola fonte di grasso “buono”.
E’ altrettanto importante nutrire ed arricchire la flora intestinale, l’insieme dei batteri che naturalmente sono presenti nel nostro intestino. Questi batteri sono responsabili dell’assorbimento delle preziosissime sostanze di cui abbiamo bisogno. Come dimostrano i più recenti studi scientifici, i batteri presenti nel nostro intestino sono in grado di modificarsi in risposta ai cambiamenti delle nostre abitudini alimentari. Questa è una scoperta molto importante perchè sapendo cosa mangiare possiamo determinare la composizione della flora batterica e, in questo modo, fare la differenza in termini di salute e infiammazione delle nostre cellule.
Non dimentichiamoci infine che la pelle è lo specchio del nostro intestino. Alimentarsi nel modo corretto esalta l’efficacia dei trattamenti di bellezza.
Non sono favorevole alle diete che permettono a chiunque di dimagrire velocemente, senza tener conto di età, situazione clinica e necessità personali.
Bisogna prestare molta attenzione a questo tipo di approccio: perdendo troppo velocemente peso, non faccio altro che perdere acqua corporea e massa magra, e non tanto la massa grassa, che invece è la vera responsabile di sovrappeso ed obesità, ed è quella che si dovrebbe mirare a perdere invece! La massa magra, muscolo compreso per intenderci, è quella metabolicamente sempre attiva, quella che ci fa consumare anche a riposo ed è quindi un errore farla calare. Con le diete drastiche ciò è impossibile, poichè la reazione corporea normale è quella di digerire la massa magra, per darsi sostegno, visto che all'improvviso, da fuori, vengono meno le risorse.
Non solo! Il rischio, è quello di andare incontro a malnutrizione e carenze nutrizionali più o meno gravi. Ecco perchè è importante elaborare una terapia nutrizionale personalizzata, che tenga conto di età, impiego, attività sportive e ludiche, fabbisogno energetico di macro e micronutrienti, composizione corporea e tutto ciò che è indispensabile a compiere un percorso in salute e in benessere psico fisico.
E' dimostrato che al drastico calo di peso segue, nei 6 mesi successivi, un altrettanto rapido incremento del peso, con qualche kg in più, in omaggio.
Quando parliamo di malattie oncologiche, gli aspetti nutrizionali da prendere in considerazione sono due: la prevenzione dei tumori e la terapia di supporto dopo la diagnosi.
I tumori sono una proliferazione incontrollata di cellule che invade i tessuti circostanti alterandone struttura e funzioni. Nella genesi tumorale intervengono molteplici fattori e, tra questi, la nutrizione gioca un ruolo importante. Solo il 5-10% di tutti i tumori infatti è di origine genetica, mentre nel restante 90-95% le cause sono imputabili a: dieta e abitudini alimentari (30-35%), tabacco (25-30%), infezioni (15-20%), obesità (16 - 20%), alcol ( 4-6%) ed altre cause (10-15%).
Risulta evidente quindi che, con una sana e corretta alimentazione, una buona percentuale di queste malattie può essere prevenuta.
E’ noto da maggior tempo inoltre che il sovrappeso e l’obesità aumentano la mortalità di tutte le malattie, sia negli uomini che nelle donne ed è correlata ad aumentato rischio neoplastico in particolare in alcuni tipi di neoplasie.
Quando invece la malattia è già stata diagnosticata, l'alimentazione può costituire un valido supporto durante tutte le fasi di cura.
Quando un paziente è malato di tumore, infatti, esistono numerosi fattori legati al tumore che incidono sullo stato nutrizionale, sui quali possiamo intervenire in modo proficuo.
I tumori possono creare un ostacolo meccanico al passaggio degli alimenti ( come ad esempio neoplasie del tratto gastrointestinale o neoplasie che, crescendo, lo comprimono) oppure possono produrre sostanze che impediscono l' assorbimento dei nutrienti. Altri fattori che incidono sullo stato nutrizionale sono legati al trattamento eseguito. Per esempio, la radioterapia e chemioterapia spesso causano ulcere, nausea, vomito, diarrea, alterazioni del gusto e dell’olfatto, che diminuiscono la possibilità di alimentazione. Infine, anche l'ansia e la depressione possono influire negativamente sul modo di alimentarsi.
Una nutrizione bilanciata e corretta mantiene l’organismo in buono stato funzionale, in modo da permettergli di affrontare al meglio qualsiasi terapia e far si che il recupero dopo le terapie sia più veloce.
Durante le terapie è importante evitare la malnutrizione, una condizione di squilibrio tra l'apporto di energia e nutrienti e la quantità che il nostro organismo necessita per espletare le sue funzioni specifiche. La malnutrizione porta ad un aumento di complicanze e mortalità, allungamento dei tempi di degenza e di riabilitazione, con conseguente peggioramento della qualità di vita.
Quando la malnutrizione è avanzata, parliamo di cachessia neoplastica. La cachessia è causa di circa il 20% dei decessi ma è una causa che può essere abolita, se curata e seguita in tempo.
È auspicabile quindi che, parallelamente al percorso delle cure oncologiche, si instauri un percorso nutrizionale, perchè i pazienti possano godere di un costante supporto per prevenire e correggere malnutrizione e cachessia.
Un supporto nutrizionale efficace deve essere precoce, dinamico, in quanto deve modificarsi a seconda delle varie fasi di trattamento e personalizzato, poichè deve tener conto di abitudini e gusti del paziente.
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità l'86% dei decessi e il 75% delle spese sanitarie in Europa e in Italia sono causati da: malattie cardiovascolari, tumori, diabete mellito, malattie respiratorie cronache nonché problemi di salute mentale e muscolo scheletrici. Queste patologie hanno in comune fattori di rischio che sono modificabili, quali: il fumo di tabacco, l'obesità e sovrappeso, l'abuso di alcol, lo scarso consumo di frutta e verdura, la sedentarietà, l’eccesso di grassi nel sangue e l’ipertensione arteriosa.
I quattro principali fattori di rischio (fumo, alcol, scorretta alimentazione, inattività fisica) sono ben conosciuti ed è evidente che la mancata azione su di essi comporta un aumento di morti premature e malattie evitabili. Questi fattori di rischio sono infatti responsabili, da soli, del 60% della perdita di anni di vita in buona salute sia in Europa che in Italia.
L’obesità si associa in percentuali variabili ad una patologia degenerativo-infiammatoria epatica denominata “steatosi epatica non alcolica” NAFLD (non alcoholic fatty liver disease), che si definisce come infiltrazione di grasso (prevalentemente trigliceridi), all'interno di almeno il 5% del tessuto epatico. Questa condizione è presente nel 20-25% della popolazione generale, con una prevalenza del 50-90% dei soggetti obesi e rappresenta l'80% dei casi di cirrosi criptogenetiche Eed è la causa del 70% delle “primary non-function” e di rigetto acuto di fegati trapiantati.
a NASH rappresenta circa il 20% delle NAFLD. E’ associata a sovrappeso corporeo nella stragrande maggioranza dei casi, a diabete nel 9-12% e a displipidemia dal 20 al 40% a seconda degli studi.
I meccanismi attraverso cui si instaura la NAFLD sono diverse a seconda della causa. Nelle forme secondarie si riconoscono come causa: l’esposizione a tossici, alcol, lL’uso protratto di farmaci epatotossici, la nutrizione parenterale etc. La forma primitiva trova nell’insulinoresistenza e nelle alterazioni di altri ormoni regolanti il metabolismo glucidico e lipidico (leptina e adiponectina) e nell'aumento di alcune citochine (TNFalfa, interleuchine) i momenti patogenetici principali. Ciò implica che la NAFLD è spesso un elemento caratterizzante della sindrome metabolica.
L'accumulo di grasso nel fegato può regredire, almeno in parte, se gli errori metabolici fattori tossici che sostengono al suo deposito vengono eliminati. Ad oggi sembrano essere promettenti alcuni approcci non farmacologici; fra di essi la supplementazione di acidi grassi poliinsaturi di tipo omega3 anche in forma di alimenti arricchiti (nutraceutici) e di miscele di aminoacidi capaci di indurre il fenomeno dell’insulino-resistenza, che sembra essere uno dei meccanismi fisiopatologici rilevanti. Sono infine allo studio alcune miscele di antiossidanti capaci di intervenire sul meccanismo fisiopatologico dello stress dell'ossidativo indotto dall'infiltrazione grassa di fegato.
La colonizzazione microbica del tratto gastrointestinale è un processo fondamentale nel ciclo di vita umano poiché le interazioni tra microbiota e l’ospite influenzano la salute e la malattia.
I set di dati metagenomici ottenuti in tutto il mondo in diverse popolazioni mostrano che sia l'ospite sia fattori ambientali come la dieta, possono influenzare l'ecologia microbica intestinale nel corso della vita.
Quando le persone si spostano da un ambiente rurale a zone urbane e sperimentano condizioni socio economiche migliori, adottando una dieta di tipo occidentale “globalizzata” il microbiota si modifica. Sono stati condotti studi osservazionali preliminari sulla scala metagenomica dei cambiamenti microbici in piccoli gruppi di bambini africani appartenenti alla stessa etnia, che vivono in ambienti diversi (rurali e città) e confrontati con quelli di bambini che vivono in aree urbane italiane (Toscana). Lo studio è stato condotto con una profilazione funzionale predittiva di comunità microbiche utilizzando il gene marcatore di rRNA 16S.
stato osservato che quando vengono introdotti alimenti di origine animali ricchi di grassi e zuccheri semplici i profili del microbiolota intestinale cambiano. I bambini che seguono una dieta tradizionale africana, composta da cereali, legumi e verdure con conservano una prevalenza di Prevotella, Treponema, e Succinivibrio.
Indipendentemente dalla geografia e dall'etnia, nei bambini che vivono nelle aree urbane, questi generi batterici sono stati progressivamente eliminati da batteri più adatti al metabolismo di proteine animali, grassi e alimenti ricchi di zuccheri, analogamente a quanto accade nei bambini italiani.
Il microbiota è un ecosistema complesso che contiene più di 3 milioni di geni, codifica enzimi che generano a loro volta dei metaboliti i quali possono influenzare lo stato di salute.
Il carcinoma del colon-retto, con quasi 40 mila nuovi casi all’anno è tra i tumori a maggior incidenza nella popolazione italiana. Sebbene alcuni tumori del colon retto siano di origine genetica, fattori ambientali e comportamentali giocano un ruolo fondamentale nel determinare nello sviluppo della malattia.
Studi epidemiologici indicano che la dieta occidentale, ricca di carne e grassi, è un fattore di rischio, mentre una dieta ricca di fibre ha un'azione protettiva, in quanto porta ad una fermentazione saccarolitica dei carboidrati che ha come conseguenza la produzione di determinati acidi grassi a catena corta (SCFA), tra cui l’acetato, il propionato e il butirrato, che hanno proprietà antitumorigieniche.
La fermentazione proteolitica che si crea seguendo diete ricche di carne porta alla generazione di metaboliti infiammatori e cancerogeni come fenoli, ammoniaca, alcuni acidi grassi e altri metaboliti ricchi di azoto. Inoltre, diete ad alto contenuto di proteine e grassi promuovono la crescita di batteri solfato-riduttori e generano un eccesso di idrogeno solforato genotossico. Infine, le diete ad alto contenuto di grassi generano acidi biliari, ottimi substrati per alcuni particolari batteri che li convertono sostanze potenzialmente pericolose come l'acido litocolico e acido desossicolico. Infine, il microbiota intestinale ha l’importante funzione di modulare le risposte immunitarie e i fenomeni di infiammazione comportano ad una disregolazione della risposta immunitaria stessa. In questo contesto, diete mirate e personalizzate, volte a modificare la composizione della flora batterica intestinale, potrebbero evitare l'insorgenza del cancro o limitarne la progressione.
Le malattie degenerative della retina, pur non determinando mortalità nei pazienti che ne sono affetti, sono patologie ad elevato impatto sociale. Ad oggi non esiste alcuna terapia che possa essere utilizzata per la cura di queste patologie, infatti eventuali strategie terapeutiche sono ancora in fase di sperimentazione. Si stanno conducendo studi sul ruolo di specifici nutrienti come lo zafferano, la luteina la zeaxantina per le loro spiccate proprietà antiossidanti e il DHA.
Vi è percio un crescente interesse per il ruolo dei fattori nutrizionali nella malattia, essendo questi suscettibili di modifiche. Per tale motivo appare evidente che una terapia nutrizionale adeguata è un passaggio rilevante nel miglioramento della qualità di vita dei pazienti.
Uno studio caso-controllo che ha coinvolto 22 paesi in tutto il mondo ha recentemente evidenziato che 90% del rischio di ictus è spiegato da fattori di rischio modificabili, ponendo forte attenzione sulla necessità di elaborare strategie preventive mirate a ridurre l’impatto di questi eventi.
È stimato che un'alimentazione sana basata sulle linee guida dell’American Heart Association può aiutare a ridurre del 30% il rischio di malattia coronarica. Lo studio Predimed ha dimostrato che una dieta di tipo mediterraneo integrata con olio di oliva extravergine o noci è associata ad una riduzione del 29% dell'incidenza di eventi cardiovascolari e del 39% dell'incidenza dei costi cerebrale rispetto ad una dieta di controllo a basso contenuto di grassi.
In generale, poichè i nutrienti non si assumono singolarmente ma in combinazione tra loro, si è data particolare rilevanza al pattern dietetico ed in particolare alla dieta mediterranea. Una recente metanalisi di 12 studi ha riportato un’associazione inversa tra grado di adesione al modello mediterraneo e rischio di ictus (RR: 0,71, IC 95% 0,57 - 0,89).
Gli ulteriori dati a supporto di queste evidenze scientifiche, presentati nell’ultimo congresso, sono già stati inseriti nella preparazione dell’8° edizione delle Linee Guida Italiane per la Prevenzion ed il Trattamento dello Stroke da parte dell’ISO-SPREAD (Italian Stroke Organization and the Stroke Prevention and Educational Awareness Diffusion).
Oggi tutti sappiamo di doverci proteggere dei danni che lo stesso sedativo può arrecare nostro organismo. Effettivamente gli studi scientifici hanno dimostrato che lo stesso ossidativo è una componente comune a molte patologie cronico degenerative. La consapevolezza degli effetti negativi dello stesso ossidativo apportato gli integratori di antiossidante a raggiungere importanti successi di mercato, sia per il soggetto comune che per lo sportivo. Ma siamo così sicuri che chi pratica regolarmente attività fisica abbia necessità di integrare la propria dieta con degli antiossidanti? No non tutti sanno che alcune forme di esercizio fisico comportano una massiccia produzione di specie reattive dell'ossigeno e radicali liberi che arrecano un vero proprio danno all'organismo.
Quando l' attività fisica e acuta ed ha esaurimento si accompagna all' aumento della perossidazione lipidica, dalla ristrutturazione delle difese antiossidanti e dall' aumento dei danni ossidativo astrattivi a carico delle proteine. Al contrario alcuni programmi a lungo termine di esercizio moderato rendono l'organismo più resistente allo stress ossidativo, poichè viene stimolata le difese antiossidative stimolate ad adattarsi alle nuove condizioni di stress. Alla luce di queste evidenze, dagli inizi del 2000, alcuni studiosi hanno voluto spiegare le modificazioni indotte dall'esercizio fisico attraverso lo studio degli adattamenti sul trofismo muscolare e sulla resistenza fisica. La letteratura scientifica ha dimostrato che assumere dosi massicce di antiossidanti diretti a spesso un effetto controproducente, perché neutralizzando lo stesso ossidativo indotto dall'esercizio moderato si impedisce all'organismo di adattarvisi.
L'obesità infantile è uno dei maggiori problemi di salute pubblica in tutto il mondo. La sua prevalenza ha raggiunto le proporzioni di un'epidemia che si presenta sempre più in giovane età ed è ormai confermato che abbia la tendenza a persistere nell'età adulta con conseguente patologiche organiche ampiamente stabilite. Vi è crescente evidenza che l'obesità ad insorgenza infantile non sia soltanto un fattore di rischio per lo sviluppo di complicanze metaboliche in età adulta ma anche per lo sviluppo di disturbi alimentari in epoche successive. Tuttavia fino ad oggi è stata posta un'attenzione inferiore all'impatto psicologico che ne può essere conseguenza.
La società moderna percepisce l'obesità come non attraente e cosa rafforza l'opinione fusa e la magrezza sia necessaria per ottenere successo rispetto; i media enfatizzano la magrezza e spesso ritraggono coloro che sono affetti da obesità come soggetti che non possiedono forza di volontà e self-control. I bambini affetti da obesità sono spesso derisi per il preso dei proprietari e da membri della famiglia e questo riduce fortemente la loro autostima. L'atteggiamento dei genitori il supporto che potrebbero dare nel cambiamento comportamentale gioca nel ruolo importante nel sostenere questi bambini.
Esistono degli studi prospettici volti a stabilire la relazione temporale tra obesità in infanzia e l'insorgenza di disturbi alimentari. Berkowitz et al. hanno condotto uno studio prospettico in Svezia su 51 individui con storie di anoressia nervosa ad insorgenza in età adolescenziale trovando che questi, a differenza dei controlli sani, avevano sofferto in infanzia di obesità.
Nello studio retrospettivo osservazione condotto presso il laboratorio di dietetica e nutrizione clinica dell'Università di Pavia un gruppo di 537 soggetti sono stati valutati con lo scopo di analizzare se vi fosse associazione tra una storia positiva di obesità infantile e lo sviluppo di disturbi dell'alimentazione e della nutrizione (DAN) nell’età successive. I soggetti con storia di DAN, 118, sono stati confrontati con 429 soggetti non affetti, afferenti al centro per prevenzione primaria cardiovascolare e metabolica. I risultati hanno confermato l'associazione tra obesità sorgente infantile, storia materna di disturbi alimentari e la presenza di DAN in età successive (p>0,05).
Questi risultati sottolineano la necessità di aumentare la capacità di riconoscimento dei segni precoci dei disturbi dell'alimentazione.
Il cancro è una proliferazione incontrollata di cellule che avviene per cause multifattoriali. Una percentuale del 34-41% di tutti i tipi di tumore è dovuta a cattive abitudini di vita: alimentazione, fumo e alcol.
E’ stato stimato che correggendo il solo stile di vita (in cui il regime alimentare gioca un ruolo privilegiato) si potrebbe diminuire la mortalità per cancro del 50%.
Il World Cancer Research Found International ha stilato 10 regole a livello alimentare per prevenire il cancro o le sue ricadute.