Patologie

Patologie cardiovascolari e dislipidemie

Ipertensione, cardiopatie, dislipidemie (ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia), diabete mellito e sindrome metabolica, ictus cerebrali

Le malattie correlate al sovrappeso e all'obesità sono in aumento nei paesi dove l’eccesso di alimentazione è considerato un segno positivo di ricchezza.
In tutto il mondo, 1 persona su 3 muore per malattie cardiovascolari.

Lo studio medico Interheart, condotto in 52 nazioni tra cui l’Italia, ha evidenziato che obesità, diabete, ipertensione, dislipidemie e fumo di sigaretta sono i principali fattori di rischio e, quando sono contemporaneamente presenti due o più fattori, il rischio è fortemente aumentato.


Ma quanto è importante il fenomeno del sovrappeso in Italia?

  • il 60% della popolazione è in sovrappeso
  • il 41% delle persone muore a causa delle complicanze delle malattie cerebrovascolari e cardiovascolari
  • il 44% della popolazione soffre di ipertensione
  • la dislipidemia coinvolge più del 60% delle persone

Diversi studi hanno evidenziato un ruolo protettivo di alcuni alimenti e un ruolo sfavorevole di altri: sapere quali alimenti scegliere o scartare è decisivo per la salute della nostra vita.

L'Italia è la patria della Vera Dieta Mediterranea, quella descritta dall’epidemiologo Ancient Kies negli anni ’60 del secolo scorso. Molti studi evidenziano tuttavia che, in Italia, della benefica Dieta Mediterranea venga seguito ben poco.
Occorre dunque tornare alle origini!

Il segreto è riscoprire le tradizioni dimenticate, tenendo presente le evidenze scientifiche contemporanee.

La vera prevenzione delle malattie cardiovascolari si fa curando l’alimentazione delle persone sane!

Diabete mellito

In seguito alla scoperta dell’insulina, avvenuta nel lontano 1921, le raccomandazioni alimentari per i pazienti diabetici hanno subito continui cambiamenti. Le evidenze mediche attuali raccomandano di intervenire per prevenire eventuali complicanze renali, complicanze vascolari, complicanze oculari.

I pazienti affetti da diabete devono porre anche attenzione all’introito di grassi, oltre che degli zuccheri. Questo aspetto è stato storicamente sottovalutato: esiste infatti una stretta associazione tra diabete mellito e altre malattie del metabolismo che contribuiscono a peggiorare il quadro clinico.

Studi clinici dimostrano che attività fisica e corretto stile alimentare aiutano a mantenere costante la glicemia.


Ipertensione arteriosa

Nell’ipertensione arteriosa la terapia alimentare è una vera e propria strategia non farmacologica di prima linea.

La letteratura scientifica riporta che un adeguato stile di vita (dieta, attività fisica, abolizione di fumo, limitata assunzione di alcol) è in grado di:

  • ritardare o prevenire l’insorgenza di ipertensione arteriosa in soggetti non ipertesi
  • ritardare o prevenire l’utilizzo di terapie farmacologiche in soggetti con ipertensione di grado I
  • contribuire ad abbassare i livelli di pressione arteriosa in soggetti in cura con farmaci antipertensivi, riducendone la posologia.

Malattie infiammatorie croniche intestinali – Morbo di chron – Colite ulcerosa

Il trattamento nutrizionale (dieta) come terapia primaria, è in grado di ridurre l'infiammazione, portando a remissione completa delle malattie infiammatorie croniche intestinali (in primis Morbo di Chron e colite ulcerosa), in fase acuta e delle loro complicanze.

Il ruolo primario della terapia alimentare è stato dimostrato nel trattamento del Morbo di Chron: la nutrizione artificiale enterale e parenterale ha portato in remissione la malattia di Chron nel 60% dei pazienti in fase acuta.


In età pediatrica la dieta, o la terapia nutrizionale, svolge un ruolo particolarmente importante: evita il ritardo di crescita e di sviluppo sessuale conseguente alla terapia medica.

Nella malattia infiammatoria cronica intestinale, nel Morbo di Chron e nella colite ulcerosa, gli obiettivi della dieta e della terapia nutrizionale consistono in:

  • correzione o prevenzione di eventuali deficit nutrizionali causati dal malassorbimento intestinale (diarrea, distruzione della mucosa dell’intestino)
  • correzione o prevenzione di eventuali deficit nutrizionali per le accresciute richieste caloriche
  • raggiungimento e mantenimento del corretto stato nutrizionale in tutte le fasi della malattia
  • costruzione di una terapia di supporto valida nel post operatorio
  • mantenimento di un adeguato stato nutrizionale nei pazienti operati, con sindrome dell’intestino corto

Reflusso gastro-esofageo – Gastrite – Ulcera peptica

Con un’alimentazione scelta oculatamente ed un corretto frazionamento dei pasti, i sintomi del reflusso gastro-esofageo, della gastrite e dell'ulcera peptica possono essere sensibilmente alleviati.

La moderna dietoterapia respinge il concetto di “dieta anti-ulcera” o di “dieta in bianco”: tali regimi alimentari, in quanto diete iperproteiche o diete iperlipidiche, sono in grado solamente di ritardare lo svuotamento gastrico.

Nel caso dell’ulcera peptica, infine, le diete specifiche sono particolarmente efficaci nel momento della sospensione del farmaco (tenendo conto delle risposte digestive individuali).


Malattie tiroidee

Le malattie della tiroide colpiscono moltissime persone, soprattutto le donne.

Contrariamente a quanto si crede, non sempre le malattie tiroidee sono responsabili di sovrappeso ed obesità: il peso in eccesso è quasi sempre causato da un'alimentazione o dieta scorrette.

Limitando alcuni alimenti e privilegiandone altri, si può elaborare una terapia alimentare che riporti il giusto peso e che attenui le complicanze di queste disfunzioni ghiandolari.


Malattie renali

Nelle malattie del rene, quando il filtrato renale non funziona in modo sufficiente, è necessario seguire una dieta specifica e precise indicazioni mediche.

Se si passa alla dialisi, la terapia alimentare andrà nuovamente cambiata e seguita attentamente.

Da una dieta o terapia alimentare personalizzata beneficiano anche:

  • Litiasi biliare
  • Iperuricemia e gotta
  • Calcolosi renale
  • malattie degenerative del sistema nervoso: Morbo di Parkinson e Alzheimer.

Pazienti neoplastici

Una situazione che a me sta particolarmente a cuore è quella che vive una persona affetta da patologia neoplastica assieme a tutta la sua famiglia.

Nel mio percorso medico sono stata anche membro del Comitato Etico del CRO di Aviano.

I dati scientifici evidenziano che il 70% dei pazienti oncologici soffre di malnutrizione e che il 20% della mortalità dovuta al cancro è imputabile, in realtà, non tanto al tumore quanto a complicanze conseguenti al deficit nutrizionale che si instaura.


Le cause di deficit nutrizionale sono numerose e possono agire simultaneamente, eccone alcune:

  • le cellule tumorali hanno delle precise esigenze metaboliche e aumentano il fabbisogno energetico e proteico
  • le cellule tumorali producono cataboliti tossici che alterano il metabolismo dei nutrienti
  • la radioterapia e la chemioterapia possono portare a effetti collaterali come nausea, vomito, infiammazione dolorosa delle mucose del cavo orale, perdita di appetito, stipsi o diarrea, alterazioni del gusto
  • le neoplasie possono crescere come masse solide all’interno dell’apparato digestivo, ostacolando meccanicamente il passaggio del cibo. La compressione può avvenire anche dall’esterno da masse che si accrescono fuori dal lume digerente, per esempio dai bronchi, dal pancreas, dalle ovaie
  • la spossatezza legata alle terapie e lo stato depressivo che spesso si instaura contribuiscono alla perdita di appetito

Gli effetti della malnutrizione giocano un ruolo importante, in quanto aumentano notevolmente la percentuale di complicanze e la loro durata:

  • diminuisce la risposta alla terapia antitumorale
  • diminuisce la risposta immunitaria
  • diminuisce la sopravvivenza globale
  • aumenta la tossicità da radioterapia e chemioterapia

L’impossibilità a garantirsi una congrua alimentazione può condurre alla cachessia: una perdita di peso superiore al 20% nell’arco 3-6 mesi con perdita di massa magra.


Con una buona dieta o terapia nutrizionale:

  • si previene o si corregge la malnutrizione
  • si prevengono o si correggono gli effetti collaterali delle terapie antitumorali
  • si prevengono eventuali perdite di peso che indebolirebbero il paziente oncologico
  • si mantiene un buono stato funzionale generale così da preparare l’organismo ad affrontare meglio gli interventi chirurgici, la ripresa dopo tali interventi e l’iter di cure antitumorali
  • diminuiscono le complicanze infettive
  • si contrasta il peggioramento della prognosi tumorale
  • si migliora la qualità di vita

Più che in altri settori, l'intervento nutrizionale comprende tecniche speciali (enterali / parenterali) se quelle consuete non sono percorribili.

A seconda delle fasi della malattia oncologica, l'intervento nutrizionale deve esse precoce, tempestivo, personalizzato, dinamico.

La prevenzione delle malattie neoplastiche

Per quanto riguarda la prevenzione, ricordiamo che il cancro è una proliferazione incontrollata di cellule che avviene per cause multifattoriali. Una percentuale del 34-41% di tutti i tipi di tumore è dovuta a cattive abitudini di vita: alimentazione, fumo e alcol.

E’ stato stimato che correggendo il solo stile di vita (in cui il regime alimentare gioca un ruolo privilegiato) si potrebbe diminuire la mortalità per cancro del 50%.

Possiamo anche parlare di nutrizione preventiva, in tal senso studi scientifici pubblicati dalle più autorevoli riviste evidenziano che una stretta adesione alla dieta mediterranea, quella “vera” di Ancient Kies, porta ad una diminuzione dell'incidenza del tumore del 9%.

Il World Cancer Research Found International ha stilato 10 regole a livello alimentare per prevenire il cancro o le sue ricadute.


Disturbi del comportamento alimentare

Accanto all’anoressia, che rimane il disturbo più insidioso, si stanno radicando nella nostra società altre forme di disagio, come la bulimia e la binge eating (o sindrome da iperalimentazione incontrollata) ed altre, forse meno note, ma altrettanto problematiche.

Talvolta il comportamento alimentare non è che la punta dell’iceberg dei disagi che affliggono la persona. Spesso coesistono fattori che possono portare ad una cronicizzazione del disturbo del comportamento alimentare, che vanno individuati ed affrontati da personale medico competente.


Sviluppare consapevolezza verso questi disturbi è spesso doloroso: chiedere aiuto è difficile ma è necessario, perché uscire dal disagio si può.

Il disagio di chi soffre di disturbi del comportamento alimentare non va sottovalutato, ma compreso in tutte le sue sfumature.

Un approccio serio deve essere multidisciplinare: per questa ragione, nel mio studio medico sono affiancata da un team di psicologi e psichiatri competenti e professionali.

Anoressia, bulimia e binge eating comportano anche molte complicanze fisiche:

  • squilibri idroelettrolitici
  • squilibri endocrini
  • squilibri gastro-intestinali
  • squilibri dentari e cutanei

Questi squilibri si presentano talvolta anche in forma grave e vanno sempre tenuti sotto stretto controllo medico